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	<description>Noi, una volta, lo abbiamo pensato - non avevamo intenzione di farlo - abbiamo subito creduto a quanto sarebbe stato interessante vedere noi e il cinema alcuni anni più tardi</description>
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		<title>Brazil (1985) di Terry Gilliam</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 12:25:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Brazil è una riflessione sull&#8217;io, individuo-uomo-cittadino-suddito, schiacciato, inghiottito e aspirato da una dittatura claustrofobica che tutto circuisce e racchiude, potere-stato che crea un mondo plastificato e assuefatto, cosi mentre la burocratia regola e racchiude , la gente viene annichilita in un contesto in cui i buoni-cattivi si fondono e confondono con i cattivi-buoni , i terroristi, reali eppur irreali. Il popolo comune, inginocchiato in questa macchina automatica no-anima vivacchia, e vegeta in tubi di plastica, cartone malaodorante e maschere di bellezza e chirurgia plastica, che cambia i connotati e il di- dentro di queste creature amorfe prive di voglia di vita e di luce, incubi di plastica in cubi di plastica, come macchine quasi pensanti.</p>
<p>Il protagonista vive cosi in simbiosi con esse solo nella sua apparente vita reale, creandosi il proprio IO reale nel sogno, vera e propria Genesi di quello che lui vorrebbe che fosse e che forse in realtà è , o meglio, crede di essere.</p>
<p>La libertà vista nel contesto di mondo reale è raggiungibile soltanto attraverso la piena realizzazione della propria coscienza e capacità di autodeterminazione, sviscerata dalla realtà plastificata, cosi è il sogno la vera verità di Sam lowry, perchè, proprio attraverso di esso, egli raggiunge piena idea del proprio potenziale,cioè solo attraverso i sogni,la libertà , la poesia, l&#8217;amore , il coraggio  ,l&#8217;indivudio maturo e coscente , anche in una realtà di merda può raggiungere se stesso, Film non film o meglio, idea di film e idea di un mondo che non c è, non esiste , non è reale , come i sogni, eppure cosi dannatamente tangibile, di cosa parla questo film? lo è spiegato in un normale tg la sera ..</p>
<p><a href="http://ioewoody.files.wordpress.com/2011/06/brazil4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-995" title="brazil" src="http://ioewoody.files.wordpress.com/2011/06/brazil4.jpg?w=189&#038;h=300" alt="" width="189" height="300" /></a></p>
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		<title>Blade Runner</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 14:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioewoody</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[animo umano]]></category>
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		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Non riesco a comprendere il motivo per cui questo film, che rientrerebbe comunque nella categoria dei film di azione, poco propensi quindi a scatenare particolari emozioni, susciti in me una passione cosi forte. E&#8217; strano, non dovrebbe! Posso certo comprendere un interesse, anche notevole, per la particolare struttura della trama: una sorta di poliziesco in una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=884&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://ioewoody.wordpress.com/2011/02/11/blade-runner/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Y3WamQPEQbM/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Non riesco a comprendere il motivo per cui questo film, che rientrerebbe comunque nella categoria dei film di azione, poco propensi quindi a scatenare particolari emozioni, susciti in me una passione cosi forte. E&#8217; strano, non dovrebbe!</p>
<p>Posso certo comprendere un  interesse, anche notevole, per la particolare struttura  della trama: una sorta di poliziesco in una cornice, un substrato di fantascienza combinata ad una storia dolce. Attrazione che ho provato anche verso altri bellissimi action-movie, ovvero i film diretti da Nolan, ovvero <em>Batman begins</em> e <em>Il cavaliere oscuro</em>.<span id="more-884"></span></p>
<p>Ma non è questo l&#8217;elemento decisivo, c&#8217;è qualcos&#8217;altro che giustifica la &#8220;luccicanza&#8221;: credo che la squisitezza e l&#8217;originalità di questo film sia  rappresentata dalla contaminazione fra un contesto di fantascienza ed elementi ad esso &#8220;estranei&#8221;. In primis, la poesia: essa (credo caso unico nella cinematografia) è portata dal leader dei &#8220;cattivi&#8221;, una macchina da guerra con un animo poetico, persino con slanci di sentimentalismo, l&#8217;esempio primario e più evidente di come tutti i personaggi siano strutturati variamente, con delle sfumature. Perfino l&#8217;eroe positivo presenta dei lati oscuri.</p>
<p>Chi mai  potrebbe pensare che un film che tratta della  ricerca di un gruppo di androidi ribelli si concluda con il celeberrimo monologo? Se  in un mondo futuro grigio e polveroso dove scende perpetuamente,  rabbiosa e raggelante, pioggia acida, un androide dalla proveninenza  ignota, dalla natura ibrida, che si trova a combattere e vivere in un  mondo nuovo non proprio, riesce, in punto di morte, a ricordare i momenti della sua vita, ad abbandonarsi ai ricordi con uno slancio di poesia e immergersi nei suoi sentimenti, perché non dovremmo abbandonarci anche  noi ad essi? Questo monologo non può forse esserci da monito? Non può farci capire che la vera strada da percorrere non si trova in carte di credito sempre più capienti, ma è dentro di noi? Dentro i nostri valori e  sentimenti? Forse, quando in futuro vedremo un extracomunitario in un barcone stretto tra altri mille suoi amici, e lo espelleremo dal nostro paese, lui ci dirà: &#8220;Ho visto cose che voi italiani non potreste immaginarvi, ho visto una nave piena di donne e bambine lasciata al  largo della Sicilia&#8221;, e allora capiremo che abbiamo percorso la strada sbagliata, le carte di credito sono stracolme ma in un mondo arido e vuoto.</p>
<p>La storia si svolge in un futuro lontano e in una Los Angeles oscura e   disordinata. Il poliziotto Deckard (Harrison Ford), dell&#8217;unità<em> Blade Runner</em>, viene richiamato in servizio. Il  suo compito è l&#8217;eliminazione di esemplari insubordinati di &#8220;replicanti&#8221;, androidi destinati al lavoro nelle colonie spaziali. Quattro di loro, Roy Batty, Leon, Zora e Pris, hanno raggiunto la Terra per tentare di infiltrarsi nelle industrie che li fabbricano, la Tyrell Corporation. Facendo ciò, mettono a serio pericolo la propria esistenza; quindi il vero motivo del gesto è di difficile spiegazione. I replicanti sono identici agli esseri umani, tranne che  per la durata limitata della loro esistenza e per l&#8217;apparente incapacità  di provare sentimenti. Solo dopo qualche anno potranno sviluppare dei sentimenti propri, ed è su questo, cioè sulla capacità o meno di provare emozioni, che si basa il test Voigt-Kampff, con cui Deckard indentifica in Rachel (Sean Young), collaboratrice di Tyrell, una replicante  inconsapevole della propria vera natura. Deckard si pone  sulle tracce di replicanti da &#8220;ritirare&#8221;, ovvero uccidere, eliminando per prima la spogliarellista Zora (Joanna Cassidy). È però Rachel a salvarlo da Leon, mentre Pres (Daryl Hannah) si installa a casa di un ricercatore (il quale è affetto dalla malattia dell&#8217;invecchiamento precoce, perciò vive solo e dimenticato da tutti) per convincerlo a portare lei e Batty (Rutger Hauer) dal Boss, loro creatore. L&#8217;incontro non ha esito felice: i due replicanti apprendono che non c&#8217;è modo di prolungare la loro esistenza, era questo il motivo della loro venuta sulla terra, sia ben chiara una cosa bella: l&#8217;attaccamento alla vita. Gli umani, invece, sembrano non apprezzarla, spesso non ci accorgiamo della bellezza delle cose che ci circondano. Deckard li raggiunge nel loro  nascondiglio e, &#8220;ritirata&#8221; Pris, affronta Batty in un duello spietato. Salvato  in extremis dal suo stesso avversario un attimo prima che questi muoia (mentre nelle edizioni del 1992 e del 2007, il lieto fine, imposto al regista, è editato). Deckard recupera Rachel e fugge con lei lontano dalla città.</p>
<p>I personaggi del film sono amari e presentano una notevole differenza: mentre gli umani sono tristi e deboli, sia fisicamente che mentalmente, nel senso che essi vivono lontano dall&#8217;apprezzare appieno la bellezza della vita (come si potrebbe altrimenti spiegare la loro non ribellione a vivere in un mondo in cui regnano sovrane la pioggia e il buio?), i Replicanti invece, simbolo ottimo di potenza e beltà, possiedono un maggiore attaccamento verso la vita, la amano a tal punto da metterla a repentaglio per cercare un utlimo modo per poterla prolungare. Così, mentre gli umani vivono tutti il solitudine, immersi nella caos della città multiculturale e sovrappopolata, ma in realtà soli con sé stessi, i Replicanti hanno maggiore capacità di aggregazione e cercano le emozioni, i ricordi, cioè chi possiede un qualcosa per quanto grande esso sia come il bene della vita, non se ne accorge, se ne dimentica e si lascia stancamente morire.</p>
<p>Mino100</p>
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		<title>&#8220;Cinema dal basso&#8221; riprende il suo percorso!</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 10:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioewoody</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cinema indipendente]]></category>

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		<description><![CDATA[da http://cinemadalbasso.wordpress.com/ &#8220;Cinema dal basso riprende il suo percorso! E’ stato annunciato lo scorso venerdì  nel corso della conferenza stampa per presentare la nuova stagione del Teatro Civico 14 il ritorno alla grande di Cinema dal Basso: nel ricco cartellone di eventi del piccolo teatro nel cuore di Caserta Cinema dal Basso occuperà un posto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=946&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da <a title="Cinema dal Basso" href="http://cinemadalbasso.wordpress.com/" target="_blank">http://cinemadalbasso.wordpress.com/</a></p>
<p>&#8220;<strong>Cinema dal basso</strong> riprende il suo percorso!</p>
<p><a href="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/09/5xdwd_cinema_dal_basso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-952" title="Cinema dal Basso" src="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/09/5xdwd_cinema_dal_basso.jpg?w=288&#038;h=202" alt="Cinema dal Basso" width="288" height="202" /></a>E’ stato annunciato lo scorso venerdì  nel corso della conferenza stampa per presentare la nuova stagione del Teatro Civico 14 il ritorno alla grande di Cinema dal Basso: nel ricco cartellone di eventi del piccolo teatro nel cuore di Caserta Cinema dal Basso occuperà un posto di rilievo organizzando, per un venerdì al mese, un appuntamento di altissimo livello con il cinema indipendente. Questa etichetta attribuita alle opere che preferiamo, seppur abusata, costituisce una piaga nella distribuzione di queste opere. CDB le cerca, le adotta, le accoglie nel suo ampio progetto di distribuzione e le “mostra” . Sono opere che si avvalgono di energia autonoma e che pretendono di essere viste, sfidando il circuito mainstream imposto dal sistema capitalistico e dall’industria cinematografica ed imponendosi esclusivamente per il loro valore artistico, per le capacità dei loro creatori. Cinema dal Basso creerà uno spazio in cui appassionati, cittadini, curiosi, addetti ai lavori, giornalisti, professionisti e dilettanti della settima arte possano incontrarsi direttamente con i creatori dell’opera in un evento suggestivo e originalissimo.<span id="more-946"></span></p>
<p>CBD inaugurerà il suo viaggio nel cinema “indipendente” venerdì 22 ottobre , accompagnato dall’amico di sempre Francesco Massarelli e sempre ospitato nella suggestiva cornice del Teatro Civico 14, con un evento totalmente gratuito per presentare alla città di Caserta l’ultima opera di un grande regista attivo da anni sul territorio: Romano Montesarchio. Il cineasta già autore del fortunatissimo “La Domitiana”  presenterà il suo nuovo documentario sugli albini d’Africa dal titolo “Arapha. La ragazza dagli occhi bianchi”. La proiezione, accompagnata da interventi dello stesso regista e da una performance musicale degli autori delle musiche dell’opera, sarà preceduta da un intero pomeriggio dedicato al docu-film ispirato al percorso Italia –Africa:  sarà proposto infatti il documentario della telestreet napoletana Insu^Tv “Il Tempo delle arance”, girato nell’immediatezza dei fatti di Rosarno e il docu-film sugli sbarchi in Sicilia “U Stissu Sangu” di Francesco De Martino.&#8221;</p>
<br />Filed under: <a href='http://ioewoody.wordpress.com/category/news/'>News</a> Tagged: <a href='http://ioewoody.wordpress.com/tag/cinema-indipendente/'>cinema indipendente</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioewoody.wordpress.com/946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioewoody.wordpress.com/946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ioewoody.wordpress.com/946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ioewoody.wordpress.com/946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ioewoody.wordpress.com/946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ioewoody.wordpress.com/946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ioewoody.wordpress.com/946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ioewoody.wordpress.com/946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ioewoody.wordpress.com/946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ioewoody.wordpress.com/946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ioewoody.wordpress.com/946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ioewoody.wordpress.com/946/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ioewoody.wordpress.com/946/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ioewoody.wordpress.com/946/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=946&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Resistentemente &#8211; 1° Festival internazionale autori indipendenti</title>
		<link>http://ioewoody.wordpress.com/2010/08/30/resistentemente-1%c2%b0-festival-internazionale-autori-indipendenti/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 18:29:51 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo dalla home del sito www.resistentemente.com la presentazione del 1° Festival internazionale degli autori indipendenti che si terrà a Roccasecca, nel basso Lazio, fra il 10 e il 12 settembre 2010. &#8220;Resistentemente ha scelto nel logo lo sguardo che vede lontano di un animale ormai raro, il lupo, identificato come il cattivo delle favole, figura [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=898&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/08/lupo2.jpg"><img class="size-medium wp-image-900 alignright" title="Logo Festival" src="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/08/lupo2.jpg?w=294&#038;h=264" alt="Logo Festival" width="294" height="264" /></a>Riportiamo dalla home del sito <a title="Resistentemente - Festival cinema indipendente" href="http://www.resistentemente.com/" target="_self">www.resistentemente.com</a> la presentazione del 1° Festival internazionale degli autori indipendenti che si terrà a Roccasecca, nel basso Lazio, fra il 10 e il 12 settembre 2010.</p>
<p>&#8220;Resistentemente ha scelto nel logo lo sguardo che vede lontano di un  animale ormai raro, il lupo, identificato come il cattivo delle favole,  figura nella quale hanno finito per confluire le paure, i timori di  intere generazioni.</p>
<p>Il lupo da predatore <strong>è divenuto vittima</strong>, è  attualmente a rischio estinzione, come sono a rischio il pensiero, le  idee libere, le opinioni “indipendenti”. Perché quello che rimane  sconosciuto, libero, difficile da addomesticare, finisce per mettere  paura e assumere contorni indefiniti.<span id="more-898"></span></p>
<p><strong>Il festival sceglie come nome un avverbio</strong> che in  realtà non esiste, Resistentemente – che in sé contiene parole come  resistere, esistere, mente – e focalizza l’attenzione, oltre alle opere  documentaristiche e teatrali, soprattutto sul lavoro/percorso degli  autori che presenteranno le proprie opere durante i giorni del festival,  perché non rimangano misconosciuti, ma divengano <strong>un patrimonio comune di idee</strong>, un’occasione di riflessione.</p>
<p>Alla classica proiezione verrà affiancato un<strong> incontro con l’autore</strong> che interagendo con il pubblico presenterà il suo excursus artistico e  umano al fine di sensibilizzare i partecipanti e gli operatori sulle  motivazioni e sui meccanismi che si definiscono “indipendenti”.</p>
<p><strong>Il festival si svolgerà nell’arco di tre giorni, durante i  quali verranno proiettati 2 lungometraggi a serata più una serie di  corti e medio metraggi. Le proiezioni verranno divise per tematiche che  riassumono le urgenze italiane di questo periodo:</strong></p>
<ul>
<li>La <strong>prima giornata</strong> intitolata <em>Resistenza</em>, ieri, oggi, domani, offrirà una molteplice visione della resistenza morale, umana, quotidiana;</li>
<li>La <strong>seconda giornata</strong> intitolata <em>Solidarietà</em>, racconterà di lavoro e ambiente;</li>
<li>La <strong>terza giornata</strong> affronterà l’<em>Integrazione</em>.</li>
</ul>
<p>La tre giorni sarà integrata da eventi collaterali, spettacoli e  soprattutto dibattiti, occasione irripetibile, per gli autori, di  confrontarsi dal punto di vista emotivo e professionale e scambiare  opinioni con il pubblico. Lo scambio, infatti, rimane il tema centrale  dell’evento.</p>
<p><strong>I tre giorni del festival</strong> non saranno solo un susseguirsi di proiezioni fini a se stesse, ma una intensa maratona di opere e pensieri.</p>
<h2>Roccasecca</h2>
<p>La località del basso Lazio che ospiterà il festival, è un territorio  storicamente di frontiera, la porta del sud, crocevia di identità,  presidio borbonico, terra di santi e briganti, luogo di mezzo fra mare e  montagna, amaro teatro di guerra, fertile di resistenza, luogo ideale  per ospitare e promuovere uno scambio culturale che, orientato verso il  futuro non dimentica la sua storia, il fascino e l’importanza delle  tradizioni, come patrimonio culturale, per una nuova visione di un mondo  multietnico che, sempre di più, fatica ad integrarsi.</p>
<p>Il direttore artistico:<br />
Paolo Maselli&#8221;</p>
<p>All&#8217;interno del sito del festival troverete il programma dettagliato della manifestazione e una serie di link utili sul mondo del cinema indipendente internazionale.</p>
<br />Filed under: <a href='http://ioewoody.wordpress.com/category/news/'>News</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioewoody.wordpress.com/898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioewoody.wordpress.com/898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ioewoody.wordpress.com/898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ioewoody.wordpress.com/898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ioewoody.wordpress.com/898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ioewoody.wordpress.com/898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ioewoody.wordpress.com/898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ioewoody.wordpress.com/898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ioewoody.wordpress.com/898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ioewoody.wordpress.com/898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ioewoody.wordpress.com/898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ioewoody.wordpress.com/898/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ioewoody.wordpress.com/898/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ioewoody.wordpress.com/898/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=898&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Manuale di sopravvivenza al cinema</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 09:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioewoody</dc:creator>
				<category><![CDATA[Al cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[spettatore]]></category>

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		<description><![CDATA[La dote principale che dovrebbe possedere un acuto e attento osservatore di cinema è il silenzio. E&#8217; facile intuire che quanta più alta sia la capacità di stare in silenzio, maggiore sia il livello di attenzione che si può raggiungere: un film, insieme complesso (spesso) di suoni e immagini, di concentrazione ne richiede in doti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=736&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/07/cine1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-792" title="cine1" src="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/07/cine1.jpg?w=244&#038;h=368" alt="Spettatore infastidito" width="244" height="368" /></a>La dote principale che dovrebbe possedere un acuto e attento osservatore di cinema è il silenzio. E&#8217; facile intuire che quanta più alta sia la capacità di stare in silenzio, maggiore sia il livello di attenzione che si può raggiungere: un film, insieme complesso (spesso) di suoni e immagini, di concentrazione ne richiede in doti massicce, quantità ovviamente variabile sia dal livello complessivo del film che dalla tipologia dello stesso. Così, ad esempio, se in un cine-panettone bisogna solo fare attenzione al cambio d’abito della bella di turno, in un film del Maestro Hitchcock occorre prestare interesse ad ogni minima sfaccettatura. Così come, indipendentemente dalla qualità del film, una commedia permette un attimo di distrazione in più, condibile con una chiacchierata con l’amico al nostro fianco o con l’abbandono a svariati pensieri (ergo donne o calcio per gli uomini, shopping o uomini per le donne). Rilassamento ovviamente non consentito durante la prima visione di Matrix o di un thriller in genere. Aspetto da non sottovalutare è il senso di dovere civico che imporrebbe il silenzio, atto ad impedire di recare disturbo agli altri spettatori, sempre ammettendo che esista ancora un senso di civiltà!<span id="more-736"></span></p>
<p>Non so se sia una regola tacita generale e non imposta, ma ho notato che la quantità di silenzio è indirettamente proporzionale all’ampiezza del cinema, ovvero quanto più grande è la struttura tanto più caos esiste. Fateci caso: è così!</p>
<p>Quindi il dito puntato si dirige verso i grandi multisala, veri e propri macro-contenitori della bruttura umana. Nulla da eccepire se i grandi ipermercati hanno soffiato clientela alle piccole botteghe, sostituendo la scelta di verdoniana memoria se prendere il prosciutto da Gino piuttosto che da Mario con lo shopping americano al centro commerciale onnipresente in tutti i telefilm a stelle e strisce, sempre uguali, sempre gli stessi, sempre omologhi (il padre impegnato con il lavoro che chiama il figlio campione e dimentica di andare alla sua partita di baseball, poi i figli adolescenti o sono strafighi e quindi sempre desiderati dall’altro sesso, o brutti ma secchioni, insomma vivacchiano di luoghi comuni, una bella ragazza non può essere anche studiosa? Boh). Nulla questio, insomma, se si tratta del cibo dello stomaco, ma un maggiore rispetto richiederebbe il cibo della mente come può essere considerato il cinema in quanto forma d’arte.</p>
<p><a href="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/07/cine2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-798" title="cine2" src="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/07/cine2.jpg?w=292&#038;h=292" alt="Pubblico in sala con film 3D" width="292" height="292" /></a>Questa massificazione dei consumi è letale per il cinema. Difatti recandosi presso un multisala non si può fare a meno di notare che la visione del film non è considerata l’aspetto peculiare nonché unico della serata, ma essa è spesso accompagnata da altri tipi di svaghi, dai luccicanti e roboanti videogiochi, alla vendita di caramelle e cioccolate varie;  questo consente allo spettatore-visitatore-utente-consumatore di farsi accarezzare il cervelletto (per chi lo possiede!) da tutta una serie di situazione contrastanti con il silenzio già citato, così che tra un triplo hamburger affogato di salsa gialla detta maionese, l’acquisto di un pupazzo gigante per omaggiare le signore, qualche puntatina al bingo, si va a perdere quel senso di attaccamento alla proiezione, di amore per la sala, e tutta una serie di occasioni accessorie molto importanti e gradite dallo spettatore acuto. Concludendo il multisala guasta, con tutti questi avvenimenti secondari, l’atmosfera che si dovrebbe respirare in un buon cinema.</p>
<p>Se per gioco si volesse paragonare  il multisala ad una fase della vita, senza dubbio esso sarebbe l’adolescenza: età piena di incoscienza e esplorazioni di slanci di entusiasmo e di illusioni, sarebbe come un ragazzo aspro e vorace che “sgomma” e “impenna” con la bicicletta, tenta i primi approcci e per i più precoci “modifica” lo scooter per farlo andare più veloce ed emettere però un casino tremendo.</p>
<p>Se qualche notevole punto a suo favore il multisala lo incontra dal punto di vista della struttura, all’avanguardia per quel che riguarda lo schermo gigantesco, le poltrone (spero non in pelle umana) calde e avvolgenti e gli ampi parcheggi, quindi in buona sostanza per la comodità in genere, dal punto di vista, potremmo dire, delle risorse umane, non si può fare a meno di notare che esso è frequentato per la maggiore da gente che poco ha da spartire con il cinema: vi si può incontrare una gran quantità di personaggi variegati che, se da un lato ti permettono di apprezzare la bellezza della diversità della natura umana, dall&#8217;altro questi archetipi rappresentano dei seri pericoli per un&#8217;attenta e pacifica visione. Quali sono le maggiori fonti di  pericolo? Tentiamo di tracciarne una elencazione (tipo classifiche delle iene, la popolare trasmissione) tra le persone che non vorresti che si siedessero al tuo fianco al cinema:</p>
<p>5) Coppietta di innamorati: sufficientemente tollerabile perché mediamente non parlano ad alta voce ma sussurrano quindi danno poco fastidio. I problemi nascono se lui è enorme e invade il tuo spazio (se invade lei andrebbe anche bene&#8230;) ma diventano odiosi se si assiste ad una commedia, se si tratta di una commedia sentimentale poi sei finito, ti sentirai come in quella vecchia pubblicità: mi ami? Ma quanto mi ami? E lei sicuramente paragonerà il suo lui a Hugh Grant (ovvero all’attore protagonista della commedia) anche se magari il lui in questione non è proprio il simbolo di grazia e d’eleganza!</p>
<p>4) Le pettegole: trovandosi comodamente sedute in poltrona scambiano le stesse per un salotto pomeridiano dove ci si incontra per prendere un caffè in compagnia, luogo questo deputato al pettegolezzo. Non certo si può dire la stessa cosa del cinema, posto dove è il silenzio che dovrebbe regnare incontrastato. Esse noncuranti possono ciarlare di tutto, spesso urlando, i discorsi sono i più vari: si passa dall’ultimo servizio di Studio Aperto, cioè la distanza tra gli asciugamani in una spiaggia: &#8220;Ma l&#8217;ho sentito al telegiornale!&#8221; e qui la domanda nasce spontanea: Studio Aperto è un telegiornale? A Bruno Vespa l’ardua sentenza, magari ci scriverà un libro!; allo  scoop paesano: &#8220;La Francesca non sai? La moglie della cognata della cugina della sorella di una mia amica che ho su facebook mi ha detto che forse è rimasta incinta, per il nome del padre attendiamo l’edizione straordinaria di Studio Aperto!&#8221;. Le pettegole raramente si ricordano di trovarsi al cinema, e quei rari momenti coincidono con l’inquadratura del protagonista maschile: bellissimo, stupendo, affascinante&#8230; peccato sia un cane come attore! Però è bello..</p>
<p>3) Il ritardatario. Vittima di questo vorticoso mondo, frenetico, velocissimo, pieno di appuntamenti: al lavoro fino alle 18.00, uscita dallo stesso alle 17:59 dopo una corsa ad ostacoli (dove gli ostacoli sono i colleghi); 18:15: palestra, dove più che altro si fa finta di fare gli esercizi in realtà si guardano le due ragazze presenti; 19.00: cena presso un self-service, finalmente si è pronti per il cinema, dopo una rapida doccia con lavaggio denti e vestizione incorporato; alle 20.00 si è in orario ma c&#8217;è una fila terribile che arriva fino al casello dell’autostrada. Allora, ammettendo che il film inizi con calma alla 21.00, dopo circa 48 minuti di pubblicità, trailer di film orrendi che diventano i film dell’anno (iniziano tutti cosi: &#8220;Quest’anno vedrete il più grande&#8230;&#8221;) si entra in sala verso le 21.20. Allora succede una cosa classica: il ritardatario possiede l’ultimo biglietto della fila H. Quindi, per farlo accomodare, devono alzarsi tutti: le pettegole, che scambiano il ritardatario per Scamarcio, credendo di indossare occhiali 3D; gli adolescenti che ne approfittano che guardare il sedere delle ritardatarie; infine, la famigliola con 14 figli, 4 nonni, 13 cognate. Il trasloco finirà inesorabilmente alle 21.45, quindi al ritardatario non rimane  che un metodo per capire qualcosa dei restanti 8 minuti netti del film: il &#8220;chiedometro&#8221;.</p>
<p>2) L’arrapato. Si salvi chi può! Perché spesso si tratta di un adolescente, quindi già di per sé periglioso, perché solitamente non parla ma urla, grida e  si esprime tramite imprecazioni. Sembra voglia far più rumore del suo scooter modificato, arrapato perché se casualmente e inaspettatamente, la protagonista femminile mostra un mezzo centimetro quadrato di pelle nuda, in quel caso sei un uomo finito! Mi pare di aver sentito ululare una volta. Ho visto fare pure la ola tipo stadio&#8230; Tuttavia può risultare un problema minore per lo spettatore attento perché basta evitare filmacci tipo “Natale in India 123” per scansare la presenza degli arrapati. Negli altri film al massimo puoi incontrare gli arrapati delusi perché hanno sbagliato pellicola, quindi in questo caso non dovrebbero emettere grida titaniche, tirano solo fuori un super telefonino che emette una luce tipo Stadio Olimpico, fanno finta di ricevere sms e poi a un certo punto di Matrix dicono:  &#8220;Ma ora stanno sulla terra o nello spazio?&#8221;. Dell’arrapato si evidenzia la capacità di estrema sintesi: alla domanda &#8220;Ti è piaciuto Shining?&#8221; ti risponderà &#8220;Bello! C&#8217;era una tutta nuda nella vasca da bagno!&#8221;.</p>
<p>1) Lo Svelatore-Di-Trame. Al primo posto indiscusso della classifica delle persone che non vorresti avere come compagno di poltrona al cinema c&#8217;è lui, il signor so-tutto-io. Egli è l’esperto di cinema, perché una volta, qualche anno fa ha letto un’intervista su Ciak. Da allora segue tutti gli speciali, legge tutte le sinossi possibili ed ovviamente conosce o crede di conoscere le trame di tutti i film. Diventa ancor più pericoloso nel caso in cui abbia già visto il film; se ti trovi vicino al nostro commentatore in questo caso, sei quasi spacciato! Completerà lui i dialoghi del film (se lo incontri durante la visione di ferro 3 quindi sei al sicuro!); se ci sarà una notizia o un colpo di scena, stai certo che lo saprai in anteprima:  &#8220;Papà devo dirti una cosa!&#8221; e lui &#8220;Ah sì! Ricordo questa parte: ora dice al padre che è rimasta incinta&#8230; non è Francesca però&#8230; lui si arrabbia e la minaccia e allora lei scappa di casa&#8221; e tu pensi: &#8220;Ciao 7 euro!&#8221; &#8220;Sì sì lo ricordo, l&#8217;ho visto due sere fa&#8230; non mi piace però come film, il finale è prevedibile, l&#8217;ho intuito subito&#8230; ma non mi piace, è lento&#8221;. Lo Svelatore-Di-Trame diviene particolarmente letale in due occasioni: se è in compagnia di un suo pari e, soprattutto, se tenta di fare colpo su una ragazza! Sei un uomo morto in questo caso! Tanto vale alzarti e andare a fare una passeggiata. Bisogna dire però che il vincitore della nostra classifica diventa persino utile nel caso in cui incontrasse il ritardatario:  ecco che, in questo modo, potrebbe persino nascere un’ amicizia!</p>
<p>Negli altri tipi di sala, il film torna ad occupare la sua posizione di competenza, ovvero ridiventa il protagonista della serata e di pari passo ritornano ad esserlo tutte quelle situazioni accessorie che sicuramente condiscono il tutto, donando il sapore di quelle vecchie sale, dal gusto romantico e paesano, in cui si riuniva tutto il paese, come il Nuovo Cinema Paradiso. Non a caso parlo di gusto. Perché si può notare una differenza anche in questo: nei grandi multisala si respira un aspro odore di plastica.</p>
<p>Se fratello dello buon cinema è di certo il silenzio, sua parente stretta è anche la gentilezza. E’ una componente da non sottovalutare:  è bello trovarsi avvinghiati in un&#8217;atmosfera intrisa di gentilezza e umanità, caratteristiche che accompagnano i frequentatori di questi piccoli cinema, gente variamente competente ma dal sicuro e comprovato amore verso questa forma d’arte. Difatti è solo una disaffezione che spinge a comportamenti poco consoni. Chi è innamorato del cinema si guarda bene dall’arrecare fastidio all’altrui persona, perché in esso vi si riconosce, è attento ad arrivare in orario, onde evitare di perdere e far perdere i primi importantissimi minuti di proiezione, in cui spesso il regista offre una prima presentazione dei luoghi e dei personaggi; anche se si volesse  esprimere un commento o lo si fa a bassa voce oppure lo si tiene per sé, per non disturbare. Queste piccole sale le paragono ad un vecchio signore affaticato dalla vita ma alla quale non si è ancora arreso: esse sono come un contadino che incontri per strada, con il quale inizi a confidarti e a parlare dell’uva e del vino. In qualsiasi sala si vada, con qualsiasi compagnia è importante il senso di aggregazione. In fondo, il cinema è una festa. Viviamola insieme.</p>
<p>Mino 100</p>
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		<title>Elio Germano vince a Cannes</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 15:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioewoody</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando in un contesto sociale come quello attuale, dove domina imperante la cultura dell’estetica, il bello di turno Riccardo Scamarcio, viene oscurato da un ragazzo apparentemente normale, vuol dire che quest’ultimo non può che essere un grande attore, il film di cui parliamo è Mio fratello è figlio unico di Daniele Lucchetti del 2007, e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=612&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://ioewoody.wordpress.com/2010/06/04/elio-germano-vince-a-cannes/"><img src="http://img.youtube.com/vi/QWKuPBecJUs/2.jpg" alt="" /></a></span><br />
Quando in un contesto sociale come quello attuale, dove domina imperante la cultura dell’estetica, il bello di turno Riccardo Scamarcio, viene oscurato da un ragazzo apparentemente normale, vuol dire che quest’ultimo non può che essere un grande attore, il film di cui parliamo è <em>Mio fratello è figlio unico</em> di Daniele Lucchetti del 2007, e l’attore dalla bravura ineguagliabile risponde al nome di Elio Germano.<span id="more-612"></span></p>
<p>Questo ragazzo nato a Roma nel settembre del 1980, ma di origini molisane, è uno dei prodotti più belli del nostro bistrattato piccolo cinema. La forza di Elio risiede nella sua capacità camaleontica di adeguarsi al personaggio e di sapersi abbandonare alle cure dei vari registi senza mai abbandonare la propria personalità, la quale non risulta trascurata sia che si tratti di una commedia giovanile come  <em>Che ne sarà di noi</em> di Veronesi sia che stia recitando in un film più cupo e triste <em>Come Dio comanda</em> di Salvatores, perciò la sua faccia cruda eppure espressiva e il suo aspetto apparentemente ordinario ben si prestano alle storie che il grande cinema italiano riesce a raccontare, dove non esistono grandi effetti speciali, ma solo vicende radicate nel reale dove sono i sentimenti a dover essere espressi in maniera convincente, dove cioé, occorre la bravura di un vero mostro della recitazione. In questo senso la carriera di Germano non può non essere considerata come ideale prosecuzione delle carriere di grandi attori italiani che tutto il mondo ci invidia, da Mastroianni a Gassman.</p>
<p>È con una punta di orgoglio che ho appreso la notizia che il nostro protagonista avesse conquistato la palma d’oro a Cannes per la sua interpretazione ne <em>La nostra vita</em> di Lucchetti, perché, modestamente, chi vi scrive ha sempre creduto in questo ragazzo, fin da quando nel 2003 andai a vedere un film dove lui recitava la parte di un ragazzo della provincia abruzzese (<em>Liberi</em> di Tavarelli), mi colpì molto quella sua interpretazione, cercai di ricordarmene il nome, sperando di avere la possibilità di rivederlo, speravo che la nostra Italia non facesse cadere nel dimenticatoio un ragazzo comune ma bravissimo, speravo che i contenuti vincessero sull’immagine, speravo che la cultura sopraffacesse la banalità: il mio desiderio è stato esaudito, Elio ha avuto il giusto riconoscimento e non è più necessario annotarsi il suo nome, la sua storia può essere vsta come  una speranza: i veri valori emergeranno. Auguri Elio per questo premio, ti auguro una carriera splendente e ti ringrazio perché ci regali sempre grande cinema di qualità.</p>
<p>Mino 100</p>
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		<title>&#8220;Dogville&#8221; di Lars Von Trier</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 12:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioewoody</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/05/dogville2.jpg"><img class="alignleft" title="Dogville" src="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/05/dogville2.jpg?w=274&#038;h=198" alt="" width="274" height="198" /></a>Freddo, glaciale, cupo, gretto, vuoto, spietato, cattivo, rivoltante, disgustoso e spiazzante viaggio nell&#8217;animo umano. Inizialmente vi lascerà impietriti questo capolavoro di uno dei più grandi registi europei. Le vostre idee, specie quelle più indulgenti e gradevoli, saranno congelate e rattrappite, mentre piano piano i pensieri di odio e avversione prenderanno il sopravvento, perché di fronte a queste 2 ore e 40 minuti (nell’ edizione rimaneggiata distribuita nelle sale italiane) di  viaggio non potrete rimanere inermi, ignavi come se foste davanti ad un qualsiasi spettacolino televisivo. Piuttosto, vi sentirete rivoltati come un guanto, sconvolti quasi e raggelati come il vento che attraversa le montagne rocciose. Nel bene o nel male vi sentirete spinti a emanare un qualsivoglia giudizio, non potreste cavarvela con un laconico &#8220;bel film&#8221;, poiché scopo del regista non è certo quello di farsi celebrare ed ammirare ma, piuttosto, quello di incanalare il vostro bel cervello verso una direzione, giusta o sbagliata che sia, cioè ci impone ad effettuare, anche inconsapevolmente, come spesso ci accade nella nostra vita, delle scelte.<span id="more-564"></span></p>
<p>Un grande film lascia dietro di sé una scia o un alone, <em>Dogville</em> non deroga a questa regola, ma la traccia che lascia dietro di sé e dentro lo spettatore è di rivoltante vuoto, ricoperto da profonda sporcizia e di disgusto verso la persona umana.</p>
<p>La vicenda è temporalmente collocata durante la recessione, quindi negli anni &#8217;30 del Novecento, e si svolge negli Stati Uniti d’America, a Dogville paesino immaginario nascosto tra le montagne rocciose.</p>
<p>La particolarità del film salta evidentemente subito agli occhi dell’incredulo spettatore. Non vi è un vero e proprio paesaggio, con case, strade, montagne e tutto il necessario, ma vi è solo un pavimento nero dove sono disegnate le case, le quali quindi sono sempre aperte e visibili dallo spettatore che, in qualunque momento del film, può scrutare anche le azioni dei personaggi che in quel preciso momento sono fuori scena: è una meravigliosa metafora poiché, i personaggi del film sono avvolti da una mentalità chiusa e meschina nascosta fino in fondo al loro animo, quindi questa tecnica è un elegante trucco: allo spettatore si da modo di credere di poter vedere tutto, ma è solo apparenza, difatti, per poter fare ciò.</p>
<p>Dovrà studiare i personaggi fino alla loro più profonda essenza: il pubblico non dovrà mai dimenticare che in realtà sta compiendo un viaggio nella torbida umanità: si tratta peraltro di una chiara applicazione della teoria del contrasto, sempre presente nei grandi film, cioè contrasto tra le case-aperte e le personalità-chiuse.</p>
<p>Perché il geniale regista danese ha effettuato questa scelta? Certamente per poter dare un’ambientazione teatrale al tutto, infatti è Brecht uno degli ispiratori, con <em>L’opera da tre soldi</em>, di questo capolavoro. La vera ragione però ce la spiega lo stesso Von Trier in uno stralcio dell’intervista presente nel sito ufficiale del film, che cito: &#8220;La mia teoria è che se ti dimentichi velocemente che non ci sono le case, o altro, questo ti lascia immaginare la città, ma cosa ancora più importante ti fa concentrare sulle persone. Le case non ci sono e dopo un po’ il pubblico non si aspetta più di vederle, perché il patto consiste nel non vederle mai apparire&#8221;. Facendo ciò ha creato un sottogenere davvero appetitoso, il teatro-cinema visibile, a parer mio, in alcuni film di Alfred Hitchcock, realizzati dal maestro quasi esclusivamente in un unico piano-sequenza come, ad esempio, l&#8217;intenso <em>Nodo alla gola</em>.</p>
<p>Gli abitanti di Dogville sono quindici in tutto, tutti onesti lavoratori e brava gente (apparentemente), tutti afflitti da oscure presenze nella propria esistenza, tra di essi spiccano: il medico in pensione e ipocondriaco Thomas Edison senior, che trascorre le proprie giornate in attesa di qualche malattia; il figlio Tom Jr (Paul Bettany), in testa sua filosofo, sociologo e futuro scrittore di successo, in realtà perditempo che impiega le propria vita organizzando riunioni in cui si lancia in lunghi sermoni sull’animo umano spesso inascoltati; Marta, la tonta curatrice della casa-missione; il vecchio Jack Mc Kay (Ben Gazzara), che nasconde la propria cecità non uscendo mai di casa; gli sposi Eva e Chuck, lei intrisa di una meschina e chiusa mentalità cattolica lui scorbutico come un orso selvaggio, essi sono genitori di  una numerosa prole ma in realtà si detestano.</p>
<p>La monotonia del paesino è spezzata dall’ arrivo della bellissima (in questo film come non mai) Grace, ovvero Nicole Kidman, preannunciata da due spari, questa eterea ragazza cerca rifugio, poiché inseguita dalla polizia. Tom jr chiede alla cittadinanza di aiutare la ragazza; dopo una iniziale riluttanza la richiesta viene accolta a patto che lei svolga dei lavori, a turno, presso le case di tutti i cittadini. Sarà difficile, perché nessuno di loro fa credere di averne bisogno, è gente meschina ovvero fa solo credere, l’apparenza è più importante dell’essenza, far vedere, mostrare, nascondere le proprie debolezze.</p>
<p>Quando la ricerche della polizia diventeranno più insistenti le richieste saranno sempre più pressanti, il paesino mostrerà i denti ma dovrà fare i conti con un segreto che Grace reca dentro di sé.</p>
<p>Da questo viaggio l’uomo ne esce sconfitto, viene visualizzato come un essere altamente negativo carico di odio e frustrazione che si sfoga verso gli indifesi, senza possibilità di perdono e di salvezza.</p>
<p>L’unico strumento che conduce a dei risultati è la vendetta, non c&#8217;è possibilità di successo per l&#8217;anima.</p>
<p>Pia e positiva, solo il male potrà trionfare, anzi le poche oasi di bene (come Grace) sono condannate ad essere sconfitte dal male, anzi peggio, si trasformeranno ed assumeranno forme negative.</p>
<p>Troppo catastrofismo? A giudicare il mondo in cui viviamo, dove esistono guerre dettate dagli interessi economici, bambini che muoiono di stenti, mentre altri sono costretti a lavorare per pochi spiccioli al giorno o a diventare soldati a sei anni, non penso che Dogville si discosti molto dalla realtà.</p>
<p>A proposito un paesino con una sola via provinciale&#8230; cioé principale mi suona famigliare.</p>
<p>Mino 100</p>
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		<title>Posseduti dal &#8220;Network&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 13:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>karfa86</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alienazione]]></category>
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		<description><![CDATA[“Tu sei la televisione incarnata, Diana: indifferente alla sofferenza, insensibile alla gioia. Tutta la vita si riduce ad un cumulo informe di banalità”. Seguiranno poche altre parole prima che Max Schumacher si congedi dalla scena di Network (Quinto Potere nella versione italiana). E’ proprio in queste battute finali che attraverso il personaggio interpretato da William [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=485&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignright" title="Tv" src="http://fc01.deviantart.net/fs13/i/2007/062/8/9/television_by_hiimelectric.jpg" alt="Televisione" width="273" height="204" /></em>“Tu sei la televisione incarnata, Diana: indifferente alla sofferenza, insensibile alla gioia. Tutta la vita si riduce ad un cumulo informe di banalità”. Seguiranno poche altre parole prima che Max Schumacher si congedi dalla scena di <em>Network</em> (<em>Quinto Potere</em> nella versione italiana). E’ proprio in queste battute finali che attraverso il personaggio interpretato da William Holden riusciamo a capire la reale natura di Diana Christensen, la bella e giovane manager televisiva ossessionata in maniera esclusiva ed isterica dal proprio lavoro. Diana (l’attrice Faye Dunaway) fa parte della prima generazione cresciuta quasi interamente “dalla” televisione, al punto tale da averne fatto proprie logiche, punti di vista, caratteristiche. Sicché Diana, essendo la televisione incarnata, è al tempo stesso protagonista, tema e argomento del film.<span id="more-485"></span></p>
<p><em>Network</em> rappresenta una critica feroce al mondo che la televisione contribuisce a creare. Il cinismo è ciò che caratterizza la gran parte dei personaggi del film, in particolare gli operatori dell’emittente Ubs, tutti impegnati a perseguire alti indici di ascolto con qualsiasi mezzo possibile: dallo sciacallaggio intellettuale nei confronti di un ex direttore di tg uscito di senno alla continua ricerca di format la cui banalità risulta inversamente proporzionale alla capacità di ottenere ampie quote di share. L’isteria è l’altro elemento caratteristico dei personaggi, soprattutto di quelli che sono i destinatari del messaggio televisivo: evidente è la passività dello spettatore, che fa solo ciò che dalla tv gli viene detto di fare. In questo modo, tutto assume i connotati di una follia collettiva di cui Howard Beale (Peter Finch), ex conduttore del tg trasformato in uno schizzato profeta televisivo, è espressione e catalizzatore. Il rapporto fra Beale e i telespettatori fa emergere in maniera evidente l’effetto narcotizzante del racconto televisivo: non è il contenuto dei feroci attacchi che il “profeta dell’etere” lancia al capitalismo corporativo americano a giungere nella mente dell’audience, bensì un effetto anestetizzante della coscienza che si rispecchia in quello che narcisisticamente la gente vuol sentirsi dire. La televisione assume insomma i connotati di un mezzo che non è in grado di sviluppare coscienza critica del reale e di indurre ad un’azione conseguente. Anche le questioni serie, anche le verità più sconcertanti non riescono neppure a scalfire quel muro di insensibilità e di indifferenza che il flusso delle immagini televisive ha eretto nella mente ormai disumanizzata del telespettatore.</p>
<p><img class="alignleft" title="Television rules" src="http://fc03.deviantart.net/fs22/f/2007/350/9/a/Television_Rules_the_Nation_by_vhm_alex.jpg" alt="Television rules" width="253" height="188" />Entriamo quindi prepotentemente nel tema dell’alienazione del telespettatore. Nel film si fa spesso ricorso al termine “umanoide” per indicare appunto la perdita finanche dei connotati fisiologici dell’umano. E’ la fine dell’individuo, sostituito da una massa di umanoidi tutti sintonizzati al mondo irreale dell’etere. Un mondo che spazza via tutto ciò che c’è di umano, innanzitutto le emozioni e i sentimenti, derubricati ad argomenti funzionali all’esigenza di seriali copioni da soap opera (la metafora filmica è ben espressa dal rapporto amoroso fra Max e Diana).</p>
<p>Ultimo residuo di umanità in questo film ricco di spunti e riflessioni che certo non possono esaurirsi in un breve intervento come il presente è il personaggio già menzionato di Max Schumacher: l’attitudine a sbagliare e la capacità tipicamente umana di ammettere l’errore come condizione di realtà ne fanno un personaggio complesso e antitetico al mondo sempre perfetto che la televisione spaccia per vero. Il suo uscire di scena prima che gli eventi precipitino in un finale cinicamente crudo equivale al gesto di chi, tornato umano, decide di alzarsi dal comodo divano e, liberato, stacca la spina.</p>
<p>Karfa</p>
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		<title>&#8220;Il caimano&#8221; di Nanni Moretti</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 15:40:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono un ammiratore fervente di Moretti, lo confesso! Non riuscirò ad essere obiettivo in questa recensione, sono troppo attratto dal suo modo di fare cinema. Durante la visione di Bianca, Caro diario (che è il mio film preferito in assoluto) o di questo suo ultimo capolavoro, sono pervaso da un profondo senso di tranquillità e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=383&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/05/il-caimano.jpg"><img class="size-full wp-image-384 alignleft" title="il caimano" src="http://ioewoody.files.wordpress.com/2010/05/il-caimano.jpg?w=201&#038;h=286" alt="" width="201" height="286" /></a>Sono un ammiratore fervente di Moretti, lo confesso!</p>
<p>Non riuscirò ad essere obiettivo in questa recensione, sono troppo attratto dal suo modo di fare cinema.</p>
<p>Durante la visione di <em>Bianca</em>, <em>Caro diario</em> (che è il mio film preferito in assoluto) o di questo suo ultimo capolavoro, sono pervaso da un profondo senso di tranquillità e completezza, assaporo il gusto del bello, mi abbevero ai suoi dialoghi intensi, mi irradiano i raggi della sua regia asciutta e distaccata: mi sento come un viaggiatore  che si china a ricevere i raggi del buon cinema.</p>
<p>Il cinema morettiano è sempre stato considerato di genere, di nicchia e, dagli osservatori non attenti (che vadano pure  a vedere Massimo Boldi e i Fichi d&#8217;India!) pesante; queste puntualizzazioni non possono essere tralasciate perché presentano un fondamento di verità;  sicuramente <em>Palombella rossa</em>, ad esempio, non è un film semplice,  è  pregno di metafore,  allegorie e allusioni; invece, <em>Il caimano</em> è un lavoro maturo, scevro da sofismi, perciò, molto semplice e lineare; in esso si riscopre il sapore del vero e del realismo, assolutamente non pesante, perciò godibile e apprezzabile da ogni tipo di pubblico che possiede un minimo di attenzione.<span id="more-383"></span></p>
<p>Chi crede che questo sia un film solo contro Berlusconi sbaglia di grosso!  Non stiamo parlando di un regista elementare che attinge solo alle proprie fonti, ricopia i temi a lui cari e svolge il compitino (tanto per fare un esempio Ozpetek), abbiamo a che fare con un robusto creatore di pellicole, un uomo geniale, lucido e folle in egual misura, sicuramente uno dei maggiori registi viventi italiani, il quale, pur prendendo spunto dalle sue convinzioni politiche progressiste antiberlusconiane è riuscito ad ampliare il raggio d&#8217;azione,  includendo un meraviglioso ma drammatico privato nel sontuoso ma misero pubblico; in tal modo il percorso del film prosegue parallelamente su due binari, pubblico e privato, che si intrecciano metaforicamente, regalandoci la convinzione che, nel bene o nel male, la figura di Berlusconi, nel corso dell&#8217;ultimo ventennio, è diventata talmente  ingombrante da aver toccato ogni sfera del nostro più intimo privato.</p>
<p>La storia è quella di Bruno Bonomo (un immenso superlativo colossale Silvio Orlando) un produttore molto in voga negli anni settanta poiché realizzava film B-movie a basso costo (chissà come li avrebbe adorati Tarantino!): <em>Cata-ratte</em>, <em>Mocassini assassini</em>, <em>Stivaloni porcelloni</em>, <em>Maciste contro Freud</em>.</p>
<p>Sfortunatamente però  proprio <em>Cata-ratte</em>, non ha riscosso un buon successo; questo evento ha portato sull&#8217;orlo del  fallimento Bruno, il quale, non riuscendo più a produrre nessun film, ha impiegato il suo vecchio teatro di posa, l&#8217;unica sua proprietà, come location per alcune televendite. Ai dolori prodotti dal lavoro  si sommano quelli privati, infatti, la moglie Paola (una delle migliori attrici italiane, la bravissima Margherita Buy) è intenta ad avviare le pratiche per una separazione consensuale, tutto ciò nonostante l&#8217;ottimo rapporto che Bruno ha stretto con i figlioletti Giacomo e Andrea (questi ragazzini-attori sono bravissimi, così naturali, spontanei, non ho mai visto dei bambini recitare così bene), anzi l&#8217;unica soddisfazione che lui ha, è rappresentata proprio dall&#8217;amore verso i figli.</p>
<p>Durante una premiazione per <em>Cata-ratte</em>, una giovane regista (Teresa, interpretata magistralmente da una delle migliori giovani attrici italiane,  ovvero Jasmine Trinca, scoperta, durante dei provini effettuati per il cast de <em>La stanza del figlio</em>, tenutisi nei vari licei di Roma, proprio da Moretti) sottopone a Bruno il copione di un soggetto da lei scritto che si intitola appunto <em>Il caimano</em>.</p>
<p>Dopo un&#8217;iniziale diffidenza, dovuta all&#8217;aver appreso che il protagonista del film, visualizzato in chiave negativa,  fosse in realtà Berlusconi (infatti dirà: &#8220;Io l&#8217;ho pure votato!&#8221;), Bruno si getta con entusiasmo nella realizzazione della pellicola. Impresa ardua dato che egli è afflitto da problemi finanziari di ingente portata. Per ovviare ad essi affianca al suo progetto un finanziatore, il  suo vecchio socio polacco (l&#8217;unico ad aver fatto soldi con <em>Cata-ratte</em>) il quale però vuol portare a termine il lavoro solo se a rappresentare Berlusconi sarà il grande attore Marco Pulci (un ottimo, almeno in questo film, Michele Placido): riuscirà Bruno a condurre in porto la nave? (la metafora è azzeccata dopo che vedrete la felliniana scena sul finale).</p>
<p>Ma se non è un film contro Berlusconi, e non è neppure un film musicale  su un pasticciere trotzkista nell&#8217;Italia degli anni Cinquanta (citazione morettiana doc) di cosa parla questo film? Questo film parla d&#8217;amore! No, certo non ci sono scene strappalacrime o Hugh Grant che dichiara amore eterno a chissà quale bionda siliconata, è un amore  con una sfaccettatura diversa, è un sentimento talmente profondo che si sviluppa e si articola in tre direzioni diverse non contrastanti che si intrecciano in vario modo in questa cosa  chiamata vita.</p>
<p>Le direzioni sono le seguenti:</p>
<p>La prima è l&#8217;amore verso il cinema. Esistono intense scene in cui tutto questo amore si fa sentire, innanzitutto nella scelta del cast, già di per sé basterebbe osservare la Buy e Orlando che duettano sulla scena a regalare al tutto un&#8217;aura di imprescrutabile bellezza, ma vi è di più: al film partecipano innumerevoli registi in piccoli camei: da Virzì (nella sena iniziale, gran cerimoniere di un improbabile  matrimonio comunista), Sorrentino (è lo sposo comunista), Tati Sanguineti ed altri; anche le parti minori sono affidate ad attori di calibro: Valerio Mastrandrea, Giuliano Montaldo, Cecilia Dazzi, Elio de Capitani, insomma, in parole povere, è come se ci trovasse di fronte  alla vetrina del buon cinema italiano, che espone al pubblico i pezzi pregiati.</p>
<p>Non solo è anche un film dove si  racconta come si costruisce un film, è il cinema che racconta se stesso, Moretti ci porta dietro le quinte durante i lavori di  preparazione, in questo senso è paragonabile al meraviglioso &#8220;effetto notte&#8221; di Truffaut, con più realismo e meno poesia ed ovviamente all&#8217;onirico 8 e 1/2 di Fellini.</p>
<p>La seconda direzione è l&#8217;amore verso la vita: il protagonista sente che la felicità gli sta sfuggendo di mano, la vede allontanarsi, la sente sfiorire, eppure lotta ancora, ci crede, è determinato verso il raggiungimento dei  suoi obiettivi: riconquistare Paola e realizzare il film. E&#8217; un personaggio romantico, idealista; è uno che sta incassando dei  duri colpi eppure non si è ancora arreso; quindi il suo esempio deve essere da monito, cioè bisogna sempre credere nelle proprie forze e non arrendersi mai.</p>
<p>Il terzo consiste nell&#8217;amore verso la propria terra, perché in fondo un velo di accusa nei confonti di Berlusconi rimane, ci si interroga su cosa abbia  prodotto l&#8217;avvento del berlusconismo in Italia, dalle vallette seminude di una tv vuota, insignificante, luccicante e produttrice di buio culturale  e qualunquismo, terreno fertile per un politico con carisma e personalità, ad un confronto costante e spietato nei confronti della magistratura definita rossa e vista con avversione piuttosto che con rispetto come ci si dovrebbe aspettare da un politico della sua importanza, ma anche tanti altri aspetti sociali e ideologici.</p>
<p>Perché in fondo una domanda rimane, anzi no, due: ma da dove arrivano tutti quei soldi? E&#8217; più forte Dida o Buffon? Putroppo a distanza di quattro anni abbiamo trovato la risposta solo alla seconda questione.</p>
<p>Mino 100</p>
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		<title>&#8220;Harry a pezzi&#8221; (&#8220;Deconstructing Harry&#8221;) di Woody Allen</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 22:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioewoody</dc:creator>
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<p>All&#8217;interno della costellazione dei film di Woody Allen, <em>Harry a pezzi</em> non è  sicuramente la stella più lucente, non è il pezzo più  pregiato dell&#8217;argenteria, ma è, secondo il mio  modesto parere, il più caratterizzante, cioè quello che maggiormente presenta in sé gli elementi che tanto hanno fatto apprezzare il regista newyorchese.  E&#8217; come la <em>Luna e i falò</em> per Pavese, ovvero un lavoro totale che si può usare come biglietto da visita dell&#8217;autore.</p>
<p>I temi cari a Woody li conosciamo tutti (anche i non amanti del suo cinema): la nevrosi e la conseguente cura presso uno psicoanalista, l&#8217;amore (anche se in questo film con un taglio enormemente diciamo godereccio) verso le donne (come dargli torto!), l&#8217;ateismo e il suo accanimento nei confronti della religione ebraica; ma tutti questi ingredienti che, singolarmente presi, sono  alquanto negativi, vengono miscelati, mischiati e reinterpretati ed assumono quindi delle forme goliardiche, ilarii, e lasciatemelo dire molto &#8220;woodyane&#8221; (esiste come parola? non penso!).<span id="more-253"></span></p>
<p>La trama è molto semplice: non esiste! no! certo, è un&#8217; esagerazione, eppure essa è composta da tante piccole storielle, che inserite all&#8217;interno di un contesto ampio, costituiscono l&#8217; intero racconto. In realtà si verifica una cosa alquanto singolare: piuttosto che dare importanza alle semplici azioni che si verificano nel susseguirsi della pellicola, si dà preminenza alla vita del protagonista; cioè, in parole povere, non è tanto importante quello che lui fa, ma come arriva a farlo, cioè l&#8217;evoluzione del suo pensiero (in un thriller è l&#8217;esatto contrario!).</p>
<p>Il protagonista è Harry Block (in buona sostanza l&#8217;alter ego di Woody), uno scrittore di successo che vive, per la prima volta nella  sua carriera, un periodo di blocco creativo, questo lo fa sprofondare in una sorta di depressione, stato in cui già versava in precedenza ma questa frustrazione era dovuta, diversamente da adesso, a motivi amorosi, mentre il lavoro creativo era la sua oasi.</p>
<p>In tutto questo grigiore, acuito dal fatto che la sua ultima ragazza sta per sposarsi con il suo ex migliore amico, cioè  Billy Crystal (rappresentato, in coda al film come  il diavolo! Forse la scena più bella del film: una delle migliori in assoluto nella storia del cinema), spunta un  lieto evento imprevisto che  giunge a cambiare le carte in tavola: l&#8217;università che frequentava da ragazzo, da cui  fu radiato (&#8220;ho tentato di fare un clistere alla moglie del preside&#8221; dirà all&#8217; analista) vuol conferirgli un premio (questo è un  omaggio ad uno dei registi preferiti da Woody Allen, cioè  Bergman)&#8230; Harry vuol presentarsi alla premiazione in compagnia del figlio, per dare allo stesso una buona immagine di sé, ma non può farlo perché la custodia del bimbo è affidata alla ex moglie che non vuol saperne di dare il suo consenso; da qui il proseguio della trama&#8230;</p>
<p>Sono tre gli elementi da evidenziare nell&#8217;analisi di questo film (o forse dovremmo dire psicoanalizzare): primo, il lato comico; secondo, una contaminazione tra generi: cioè la sapiente miscelatura tra lo stesso aspetto spiritoso e una velatura più amara e melanconica, ma anche una mescolanza assolutamente magnifica tra i personaggi reali e irreali; infine, il fatto che sia un film fortemente autobiografico (seppur Allen abbia sempre dichiarato il contrario).</p>
<p>Rimane comunque il primo di questi elementi, l&#8217;aspetto saliente e caratterizzante del tutto: in poche parole è un film dove si ride tantissimo (uno dei film del regista più divertenti), certo a volte amaramente (ricordate il secondo elemento?) ma in perfetto stile alleniano; eccone alcuni esempi (beh! ovviamente le battute di un film devono essere sempre contestualizzate all&#8217; interno del tessuto narrativo e della caratterizzazione dei personaggi):</p>
<p>“Tra l&#8217;aria condizionata e il Papa, io scelgo l&#8217;aria condizionata”</p>
<p>“Le parole più belle del mondo non sono &#8221;ti amo!&#8221; ma &#8220;è benigno!&#8221;”</p>
<p>“La mia vita sarebbe tutta sarcasmo e orgasmo? Con uno slogan così, in Francia vincerei le elezioni”</p>
<p>“Io non sono normale, forse il Presidente degli Stati Uniti vuol scoparsi ogni donna che incontra? No! Aspetta! Ho sbagliato esempio!”</p>
<p>In conclusione vorrei parlarvi della scenetta più riuscita del film: Robin Williams è un attore fuori fuoco, cioè è sbiadito perciò non può lavorare e i suoi familiari sono costretti ad indossare delle speciali lenti per poterlo mettere a fuoco. E&#8217; una della scene più riuscite perché rappresenta l&#8217;alienazione dell&#8217; uomo moderno oltre a contenere un fantastico umorismo.</p>
<p>Consiglio: se avete dei bambini non fate veder loro i primi minuti del film!</p>
<p>&#8230;accidenti, questa volta volta non ho  citato De André&#8230;</p>
<p>Mino 100</p>
<br />Filed under: <a href='http://ioewoody.wordpress.com/category/recensioni/'>Recensioni</a> Tagged: <a href='http://ioewoody.wordpress.com/tag/allen/'>allen</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioewoody.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioewoody.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ioewoody.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ioewoody.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ioewoody.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ioewoody.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ioewoody.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ioewoody.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ioewoody.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ioewoody.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ioewoody.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ioewoody.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ioewoody.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ioewoody.wordpress.com/253/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioewoody.wordpress.com&amp;blog=13238581&amp;post=253&amp;subd=ioewoody&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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