Manuale di sopravvivenza al cinema

Spettatore infastiditoLa dote principale che dovrebbe possedere un acuto e attento osservatore di cinema è il silenzio. E’ facile intuire che quanta più alta sia la capacità di stare in silenzio, maggiore sia il livello di attenzione che si può raggiungere: un film, insieme complesso (spesso) di suoni e immagini, di concentrazione ne richiede in doti massicce, quantità ovviamente variabile sia dal livello complessivo del film che dalla tipologia dello stesso. Così, ad esempio, se in un cine-panettone bisogna solo fare attenzione al cambio d’abito della bella di turno, in un film del Maestro Hitchcock occorre prestare interesse ad ogni minima sfaccettatura. Così come, indipendentemente dalla qualità del film, una commedia permette un attimo di distrazione in più, condibile con una chiacchierata con l’amico al nostro fianco o con l’abbandono a svariati pensieri (ergo donne o calcio per gli uomini, shopping o uomini per le donne). Rilassamento ovviamente non consentito durante la prima visione di Matrix o di un thriller in genere. Aspetto da non sottovalutare è il senso di dovere civico che imporrebbe il silenzio, atto ad impedire di recare disturbo agli altri spettatori, sempre ammettendo che esista ancora un senso di civiltà!

Non so se sia una regola tacita generale e non imposta, ma ho notato che la quantità di silenzio è indirettamente proporzionale all’ampiezza del cinema, ovvero quanto più grande è la struttura tanto più caos esiste. Fateci caso: è così!

Quindi il dito puntato si dirige verso i grandi multisala, veri e propri macro-contenitori della bruttura umana. Nulla da eccepire se i grandi ipermercati hanno soffiato clientela alle piccole botteghe, sostituendo la scelta di verdoniana memoria se prendere il prosciutto da Gino piuttosto che da Mario con lo shopping americano al centro commerciale onnipresente in tutti i telefilm a stelle e strisce, sempre uguali, sempre gli stessi, sempre omologhi (il padre impegnato con il lavoro che chiama il figlio campione e dimentica di andare alla sua partita di baseball, poi i figli adolescenti o sono strafighi e quindi sempre desiderati dall’altro sesso, o brutti ma secchioni, insomma vivacchiano di luoghi comuni, una bella ragazza non può essere anche studiosa? Boh). Nulla questio, insomma, se si tratta del cibo dello stomaco, ma un maggiore rispetto richiederebbe il cibo della mente come può essere considerato il cinema in quanto forma d’arte.

Pubblico in sala con film 3DQuesta massificazione dei consumi è letale per il cinema. Difatti recandosi presso un multisala non si può fare a meno di notare che la visione del film non è considerata l’aspetto peculiare nonché unico della serata, ma essa è spesso accompagnata da altri tipi di svaghi, dai luccicanti e roboanti videogiochi, alla vendita di caramelle e cioccolate varie;  questo consente allo spettatore-visitatore-utente-consumatore di farsi accarezzare il cervelletto (per chi lo possiede!) da tutta una serie di situazione contrastanti con il silenzio già citato, così che tra un triplo hamburger affogato di salsa gialla detta maionese, l’acquisto di un pupazzo gigante per omaggiare le signore, qualche puntatina al bingo, si va a perdere quel senso di attaccamento alla proiezione, di amore per la sala, e tutta una serie di occasioni accessorie molto importanti e gradite dallo spettatore acuto. Concludendo il multisala guasta, con tutti questi avvenimenti secondari, l’atmosfera che si dovrebbe respirare in un buon cinema.

Se per gioco si volesse paragonare  il multisala ad una fase della vita, senza dubbio esso sarebbe l’adolescenza: età piena di incoscienza e esplorazioni di slanci di entusiasmo e di illusioni, sarebbe come un ragazzo aspro e vorace che “sgomma” e “impenna” con la bicicletta, tenta i primi approcci e per i più precoci “modifica” lo scooter per farlo andare più veloce ed emettere però un casino tremendo.

Se qualche notevole punto a suo favore il multisala lo incontra dal punto di vista della struttura, all’avanguardia per quel che riguarda lo schermo gigantesco, le poltrone (spero non in pelle umana) calde e avvolgenti e gli ampi parcheggi, quindi in buona sostanza per la comodità in genere, dal punto di vista, potremmo dire, delle risorse umane, non si può fare a meno di notare che esso è frequentato per la maggiore da gente che poco ha da spartire con il cinema: vi si può incontrare una gran quantità di personaggi variegati che, se da un lato ti permettono di apprezzare la bellezza della diversità della natura umana, dall’altro questi archetipi rappresentano dei seri pericoli per un’attenta e pacifica visione. Quali sono le maggiori fonti di  pericolo? Tentiamo di tracciarne una elencazione (tipo classifiche delle iene, la popolare trasmissione) tra le persone che non vorresti che si siedessero al tuo fianco al cinema:

5) Coppietta di innamorati: sufficientemente tollerabile perché mediamente non parlano ad alta voce ma sussurrano quindi danno poco fastidio. I problemi nascono se lui è enorme e invade il tuo spazio (se invade lei andrebbe anche bene…) ma diventano odiosi se si assiste ad una commedia, se si tratta di una commedia sentimentale poi sei finito, ti sentirai come in quella vecchia pubblicità: mi ami? Ma quanto mi ami? E lei sicuramente paragonerà il suo lui a Hugh Grant (ovvero all’attore protagonista della commedia) anche se magari il lui in questione non è proprio il simbolo di grazia e d’eleganza!

4) Le pettegole: trovandosi comodamente sedute in poltrona scambiano le stesse per un salotto pomeridiano dove ci si incontra per prendere un caffè in compagnia, luogo questo deputato al pettegolezzo. Non certo si può dire la stessa cosa del cinema, posto dove è il silenzio che dovrebbe regnare incontrastato. Esse noncuranti possono ciarlare di tutto, spesso urlando, i discorsi sono i più vari: si passa dall’ultimo servizio di Studio Aperto, cioè la distanza tra gli asciugamani in una spiaggia: “Ma l’ho sentito al telegiornale!” e qui la domanda nasce spontanea: Studio Aperto è un telegiornale? A Bruno Vespa l’ardua sentenza, magari ci scriverà un libro!; allo  scoop paesano: “La Francesca non sai? La moglie della cognata della cugina della sorella di una mia amica che ho su facebook mi ha detto che forse è rimasta incinta, per il nome del padre attendiamo l’edizione straordinaria di Studio Aperto!”. Le pettegole raramente si ricordano di trovarsi al cinema, e quei rari momenti coincidono con l’inquadratura del protagonista maschile: bellissimo, stupendo, affascinante… peccato sia un cane come attore! Però è bello..

3) Il ritardatario. Vittima di questo vorticoso mondo, frenetico, velocissimo, pieno di appuntamenti: al lavoro fino alle 18.00, uscita dallo stesso alle 17:59 dopo una corsa ad ostacoli (dove gli ostacoli sono i colleghi); 18:15: palestra, dove più che altro si fa finta di fare gli esercizi in realtà si guardano le due ragazze presenti; 19.00: cena presso un self-service, finalmente si è pronti per il cinema, dopo una rapida doccia con lavaggio denti e vestizione incorporato; alle 20.00 si è in orario ma c’è una fila terribile che arriva fino al casello dell’autostrada. Allora, ammettendo che il film inizi con calma alla 21.00, dopo circa 48 minuti di pubblicità, trailer di film orrendi che diventano i film dell’anno (iniziano tutti cosi: “Quest’anno vedrete il più grande…”) si entra in sala verso le 21.20. Allora succede una cosa classica: il ritardatario possiede l’ultimo biglietto della fila H. Quindi, per farlo accomodare, devono alzarsi tutti: le pettegole, che scambiano il ritardatario per Scamarcio, credendo di indossare occhiali 3D; gli adolescenti che ne approfittano che guardare il sedere delle ritardatarie; infine, la famigliola con 14 figli, 4 nonni, 13 cognate. Il trasloco finirà inesorabilmente alle 21.45, quindi al ritardatario non rimane  che un metodo per capire qualcosa dei restanti 8 minuti netti del film: il “chiedometro”.

2) L’arrapato. Si salvi chi può! Perché spesso si tratta di un adolescente, quindi già di per sé periglioso, perché solitamente non parla ma urla, grida e  si esprime tramite imprecazioni. Sembra voglia far più rumore del suo scooter modificato, arrapato perché se casualmente e inaspettatamente, la protagonista femminile mostra un mezzo centimetro quadrato di pelle nuda, in quel caso sei un uomo finito! Mi pare di aver sentito ululare una volta. Ho visto fare pure la ola tipo stadio… Tuttavia può risultare un problema minore per lo spettatore attento perché basta evitare filmacci tipo “Natale in India 123” per scansare la presenza degli arrapati. Negli altri film al massimo puoi incontrare gli arrapati delusi perché hanno sbagliato pellicola, quindi in questo caso non dovrebbero emettere grida titaniche, tirano solo fuori un super telefonino che emette una luce tipo Stadio Olimpico, fanno finta di ricevere sms e poi a un certo punto di Matrix dicono:  “Ma ora stanno sulla terra o nello spazio?”. Dell’arrapato si evidenzia la capacità di estrema sintesi: alla domanda “Ti è piaciuto Shining?” ti risponderà “Bello! C’era una tutta nuda nella vasca da bagno!”.

1) Lo Svelatore-Di-Trame. Al primo posto indiscusso della classifica delle persone che non vorresti avere come compagno di poltrona al cinema c’è lui, il signor so-tutto-io. Egli è l’esperto di cinema, perché una volta, qualche anno fa ha letto un’intervista su Ciak. Da allora segue tutti gli speciali, legge tutte le sinossi possibili ed ovviamente conosce o crede di conoscere le trame di tutti i film. Diventa ancor più pericoloso nel caso in cui abbia già visto il film; se ti trovi vicino al nostro commentatore in questo caso, sei quasi spacciato! Completerà lui i dialoghi del film (se lo incontri durante la visione di ferro 3 quindi sei al sicuro!); se ci sarà una notizia o un colpo di scena, stai certo che lo saprai in anteprima:  “Papà devo dirti una cosa!” e lui “Ah sì! Ricordo questa parte: ora dice al padre che è rimasta incinta… non è Francesca però… lui si arrabbia e la minaccia e allora lei scappa di casa” e tu pensi: “Ciao 7 euro!” “Sì sì lo ricordo, l’ho visto due sere fa… non mi piace però come film, il finale è prevedibile, l’ho intuito subito… ma non mi piace, è lento”. Lo Svelatore-Di-Trame diviene particolarmente letale in due occasioni: se è in compagnia di un suo pari e, soprattutto, se tenta di fare colpo su una ragazza! Sei un uomo morto in questo caso! Tanto vale alzarti e andare a fare una passeggiata. Bisogna dire però che il vincitore della nostra classifica diventa persino utile nel caso in cui incontrasse il ritardatario:  ecco che, in questo modo, potrebbe persino nascere un’ amicizia!

Negli altri tipi di sala, il film torna ad occupare la sua posizione di competenza, ovvero ridiventa il protagonista della serata e di pari passo ritornano ad esserlo tutte quelle situazioni accessorie che sicuramente condiscono il tutto, donando il sapore di quelle vecchie sale, dal gusto romantico e paesano, in cui si riuniva tutto il paese, come il Nuovo Cinema Paradiso. Non a caso parlo di gusto. Perché si può notare una differenza anche in questo: nei grandi multisala si respira un aspro odore di plastica.

Se fratello dello buon cinema è di certo il silenzio, sua parente stretta è anche la gentilezza. E’ una componente da non sottovalutare:  è bello trovarsi avvinghiati in un’atmosfera intrisa di gentilezza e umanità, caratteristiche che accompagnano i frequentatori di questi piccoli cinema, gente variamente competente ma dal sicuro e comprovato amore verso questa forma d’arte. Difatti è solo una disaffezione che spinge a comportamenti poco consoni. Chi è innamorato del cinema si guarda bene dall’arrecare fastidio all’altrui persona, perché in esso vi si riconosce, è attento ad arrivare in orario, onde evitare di perdere e far perdere i primi importantissimi minuti di proiezione, in cui spesso il regista offre una prima presentazione dei luoghi e dei personaggi; anche se si volesse  esprimere un commento o lo si fa a bassa voce oppure lo si tiene per sé, per non disturbare. Queste piccole sale le paragono ad un vecchio signore affaticato dalla vita ma alla quale non si è ancora arreso: esse sono come un contadino che incontri per strada, con il quale inizi a confidarti e a parlare dell’uva e del vino. In qualsiasi sala si vada, con qualsiasi compagnia è importante il senso di aggregazione. In fondo, il cinema è una festa. Viviamola insieme.

Mino 100

~ di ioewoody su 25 luglio 2010.

5 Risposte to “Manuale di sopravvivenza al cinema”

  1. Al di là di alcune irritanti generalizzazioni (ho le ovaie eppure se mi distraggo durante una commedia non è per lo shopping, pensa te!) ho trovato il tuo post acuto e divertente. Dici cose un pelino drastiche ma sostanzialmente condivisibili e l’ironia ti salva dall’apparire spocchioso.
    Mi permetto solo di obiettare che la massificazione dei consumi è deleteria ovunque, non solo al cinema.
    Si riflette sempre meno (la smania di consumare impedisce l’elucubrazione); si interagisce sempre meno (al supermercato viene meno lo scambio umano che c’è dal salumiere sotto casa); si smette di scegliere e si inizia ad essere scelti (scelti dagli oggetti, dai servizi… non c’è più alcun senso critico). La qualità della frauizione è sempre più scarsa, approssimativa.
    In questo panorama desolante, di rincoglionimento generale, anche il cinema ne subisce ovviamente le conseguenze. Non potrebbe essere diversamente, non trovi?

    • ciao chiara, innanzitutto ti ringrazio per aver visitato il blog e di aver lasciato un commento, riceviamo molte visite ma pochi commenti, invece ci piacerebbe interagire maggiormente con i lettori, di creare uno spazio bianco dove scambiare idee sul cinema.
      Il post è chiaramente sarcastico e le categorie descritte sono illustrate in maniera esagerata e macchitistica, ma non in maniera offensiva, non credo che tutte le donne pensino allo shopping,ma ho anche detto che gli uomini pensano al calcio, quindi par condicio!
      Il cinema riflette il tempo in cui vive,come ogni opera d’arte, al giorno d’oggi dobbiamo aggrapparci con tutte le nostre forze alle fonti di calore e culture come possono essere gli utlimi baluradi del cinema d’autore.
      Mi ha fatto piacere ricevere un tuo commento,spero ce ne siano altri..a presto.

  2. Ho sbagliato il link al mio blog. Che rincoglionita… è blogspot.com, non org!

  3. Hai ragione, la par condicio bisogna riconoscertela. :-)

  4. Più che un manuale di sopravvivenza per i frequentatori di questo strano posto chiamato cinema, mi pare di cogliere in questo articolo un pó giocherellone e fintamente leggero – come una giornata marzolina di apparente innocuo sole, tradita solo da quel venticello furbo che gioca con le foglie con troppa foga per non averle lui stesso staccate dagli alberi…- una piacevole descrizione, molto ragionata, della ‘anticamera’ di tutto quello che il Cinema non è, di quella immenso salone di specchi in cui tutti coloro che non possiedono sale o multiplex piuttosto che ville o squadre di calcio, devono sostare per vivere tutto quello che il Cinema miracolosamente è.

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